I marginalia sono rarità che si trovano al margine dei codici medievali.
Nella storia del libro il margine dei codici occupa un luogo anomalo, ma molto importante.
Similmente, nel spazio urbano si trovano situazioni periferiche ai margini della visione, elementi che passano inosservati
perché abituati ad esistere come apparenti anomalie di un sistema.
Si tratta di interruzioni, sconnessioni che decompongono la struttura urbana interferendo inconsciamente con la visione
che si ha di essa, immersi nel sovrappensiero quotidiano.
Questi errori apparenti, che pare prendano vita creando accostamenti in dialogo col pre-esistente, sono il riflesso
dell’uomo e del suo esaurirsi.
Si tratta di goffi rattoppi e cuciture, che si inseriscono nell’ambiente in maniera naturale, come collante tra gli elementi,
diventando punti di riferimento necessari a mantenere in equilibrio la struttura vivente e il carattere della città.
Con il processo di secolarizzazione, lo spazio urbano appare sempre più autonomo e capace di evolversi da sé, quasi in
grado di autoprodursi. Pare che abbia una propria espressività, quasi si compiaccia della sua esistenza.
Ciò che emerge è un minimo comune denominatore visivo che ha in sé la linfa di un’urbanità globale in cui i luoghi si
confondono e sono privi di un’identità geografica definibile.
Tutto si trasforma in un’unica grande città fuori dal tempo, dove i margini, come nei codici medievali, occupano una
posizione anomala, eppure forse per questo tanto più decisiva.