Alberto Petrò
via Marsala 15, Brescia — IT
via Popilia 299, Rimini - IT
P.IVA 03348950985
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Profile
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ITA/ENG

Nella fotografia non cerco la verità e nemmeno la verosimiglianza, ma la meraviglia di quell’istante in cui l’occhio si ferma per la prima volta sulla superficie del visibile.

 

Ogni volta che scatto una fotografia mi pongo una domanda: che cosa mi attira a selezionare proprio quel frammento di mondo? In realtà è la fotografia stessa che mi guarda e mi interroga.

La smembro, scomponendola, attraverso sperimentazioni tecniche, per ottenere una nuova visione del reale.

Una parte del mio lavoro, che nasce da una tensione tra la luce e la materia – fatta di carne, cemento, legno o pittura –, incorpora un’indagine sullo spazio, sul tempo, sulle forme. 

Il risultato è un’immagine equivoca che richiede allo sguardo scrutatore di sprofondare nel disorientamento per ricercare la chiave di lettura.

I lavori più recenti assumono la forma di una documentazione più emotiva che didascalica. Mi stupisco di come il reale possa risultare più interessante di quanto appaia, grazie al mio sguardo selettivo.

Si tratta di intermittenze nel tessuto urbano, apparenti anomalie, tracce, spaccature o simulacri che attraverso il ritratto fotografico subiscono uno sfasamento semantico, acquisendo una forte carica vitale. 

Il risultato è un catalogo di elementi urbani, religiosi, scultorei, artistici che, pur senza voler raccontare una storia specifica, include elementi chiave capaci di aprire le porte a nuove indagini antropologiche.

My photography does not seek truth or mere representation, but rather the wonder of that moment when the eye first pauses on the surface of the visible.

 

Each photograph begins with a question: What compels me to select this fragment of reality? Yet, paradoxically, it is the photograph that interrogates me. Through technical experimentation and deconstruction, I

create images that reimagine reality, offering new ways of seeing. A significant part of my work emerges from the tension between light and matter — whether flesh, concrete, wood, or pigment — exploring space, time, and form. The result is an

ambiguous visual narrative that invites the viewer into a state of disorientation, searching for meaning within its layered complexities.

My recent projects lean toward emotional rather than didactic documentation. I marvel at how a selective gaze can transform the mundane into something profoundly compelling.

These images capture interruptions in urban landscapes, visual anomalies, and traces of unseen forces that, through reinterpretation, acquire new semantic and emotional weight.

In this evolving catalog of urban, religious, sculptural, and artistic elements, I aim not to tell a fixed story but to present visual keys that open doors to new anthropological explorations.

Si appassiona alla fotografia proprio quando il digitale subentra all’analogico. Grazie ad un amico collezionista si ritrova tra le mani un tesoro di inestimabile valore: i primi 150 anni di storia della fotografia, dagli emozionanti tentativi degli esordi agli ultimi baluardi della nostra epoca. Migliaia di immagini straordinarie, che può persino toccare, lo travolgono accompagnandone il suo percorso culturale e le sue curiosità tecniche.

Ha tenuto mostre personali e collettive a livello nazionale e internazionale dal 2001 (Museo Santa Giulia, Brescia – Collegium Hungaricum, Berlino – Fondazione Leonesia, Puegnago (Bs) – Collezione permanente CoArtCo, Bagnolo Mella (Bs) – 54° Biennale di Venezia, Palazzo delle Esposizioni, Torino – Lecco Immagifestival, Calolziocorte (Lc) – Lucca Digital Photo Festival (Lu) – Galerie Rudolfv, Amsterdam (NL) – Galerie Wolfsen, Aalborg (DK) – Oredaria Arti Contemporanee, Roma – Galleria 27AD, Bergamo – Galleria delle Battaglie, Brescia.

Ha organizzato eventi culturali presso lo studio Inlimbo collaborando con personalità di spicco quali Massimo Minini, Roger Ballen, Mario Cresci, Ferdinando Scianna, Marco Vallora.

È socio fondatore dell’associazione culturale CARME, presso cui ha curato nel 2018 la mostra di Mario Cresci “Fanne parte! Storie fotografiche condivise”.

Alberto Petrò, 1980, vive e lavora tra Brescia e Rimini.

Alberto Petrò (b. 1980) is an Italian photographer whose passion for the medium began in the transitional era from analog to digital photography. His formative experience came from exploring a rare private collection that spanned 150 years of photographic history, immersing him in the tactile and visual legacy of the art form’s pioneers. This profound engagement with historical images informs his technical curiosity and conceptual approach.

Since 2001, Petrò’s work has been exhibited in solo and group shows both nationally and internationally, with notable exhibitions at Museo Santa Giulia (Brescia), Collegium Hungaricum (Berlin), and the 54th Venice Biennale (Palazzo delle Esposizioni, Turin), among others. His photographs have been featured in prominent cultural venues, including Lucca Digital Photo Festival, Galerie Rudolfv (Amsterdam), and Oredaria Contemporary Arts (Rome).

Beyond his artistic practice, Petrò actively contributes to the cultural landscape. He cofounded the cultural association CARME, where he curated Mario Cresci’s 2018 exhibition Fanne parte! Storie fotografiche condivise. He has also organized cultural events at Inlimbo Studio, collaborating with leading figures such as Massimo Minini, Roger Ballen, Ferdinando Scianna, and Marco Vallora.

Petrò lives and works between Brescia and Rimini, Italy.

Quello che mi sembra non sia sottolineato nel tuo statement è la tensione tra luce e materia che è in ogni tuo lavoro. La definizione di materia la intendo sia nel soggetto che vai a scegliere (carne, cemento, pittura…) che in quello che accade in camera oscura (liquidi, chimici o altro). 

Mi sembra che il tuo lavoro si collochi in modo molto preciso in questo spazio e la tua capacità è quello di mettere questi due elementi in fibrillazione l’uno con l’altro, ma considera che io non capisco nulla di fotografia…

Dario Bonetta

It seems to me that what is not highlighted in your statement is the tension between light and matter in each one of your works. I refer to the definition of matter both in the subject you choose (flesh, cement, painting…) and in what happens in the darkroom (liquids, chemicals, or other).

It seems to me that your work is very well positioned in this space, and that your talent is to put these two elements in tension with each other, but keep in mind that I do not understand anything about photography…

Dario Bonetta

Exhibitions — Publications
Personal Exhibitions
Urban Marginalia / coming soon…
2026
Late time light line / Castellaro Lagusello (Mn)
2019
Il tentativo borghese di non decadere in garage / Fondazione Leonesia, Puegnago del Garda (Bs)
2017
Petrospettiva / ER studio, Brescia
2013
Souvenirs des cartes postales / Inlimbo, Brescia
2011
O-Architexture / ER studio, Brescia
2010
Il cammino è la meta / Independent, Brescia
2009
Bacon’s eggs / Galleria 27AD, Bergamo
2009
A macchia d’olio / mostra diffusa, Brescia
2009
Bacon’s eggs / MR Collection, Brescia
2008
Continenti / Galerie Monocle, Brescia
2008
Bacon’s Eggs / Rudolfv Galerie, Amsterdam
2008
Grey-test hits / La regina di quadri, Modica (Rg)
2004
Automachìa / Mr Collection, Palazzo Cigola, Brescia
2003
Segnatamente / Castello di Bornato, Brescia
2003
Planitudine / Galleria ArteCapital, Brescia
2002
Group Exhibitions
Publications
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